Le Poesie

EVA    

    

 

Soave

sei apparsa snella e filante

come volo spezzato di farfalla bianca

portata da un refolo di vento fresco

nel turbinio di capelli  che schermano

il balenare dei tuoi occhi,

guizzi d'acciaio

come le onde grigioverdi del mare del nord.

 

Le tue preziose e affilate mani di diamante

di colpo hanno sciolto la mia corazza

e mi hanno dolcemente trafitto

nel profondo,

inesorabilmente.

LA SCINTILLA

 

Occhi di donna

che traversano la vita

come l'arco del sole.

 

Soprani balconi senza ringhiera

che cantano e piangono

protesi sull'immenso.

 

Voi mostrate la divina scintilla

anche nella dura resistenza

tra le reti dei lager,

nelle sabbie ustorie dei deserti,

nei disperati gusci derivanti,

nella finale dolorosa

solitaria sfida.

 

Mai in essi trasparve ferocia,

ma sempre potente

scoccaste lo strale

del vostro perdono.

LA BREZZA

 

 

Arriva silenziosa  

Sinuosa

Scura

Sull'acqua fremente

Sfavillante

Ti scuote

Ti afferra

Ti abbraccia

E con ansito lieve

Sussurra:

voliamo!

LA FARFALLA

 

Un volo sfrangiato, errante, frenetico,

scosso, fluttuante.

Traiettoria scintillante, tagliente, corsara.

Un andare rotto, asimmetrico, eccitato,

turbinante, segreto.

Un tornare strappato, dubbioso, tremante.

 

Inabissandoti inaspettata

ti posavi dischiusa

come labbra frementi

nell'immobile sguardo sgranato

e nell'ombra di un sorriso smarrito,

fragile messaggera di tuffi nel sole,

di remote scorribande tra i fiori,

di inebrianti salite

tra caldi vortici di libertà.

 

Sei tornata con turbinar di foglie

creatura soave e leggera

e chiedi ora risposte a domande taciute

e cerchi curiosa dov'è chi c'era.

Ti avviluppi e ritorni

e delusa svanisci leggiadra

nell'abisso del nulla

come guizzo di luce.

ESSENZE

 

Come il sole dell'alba

che dirupa dalla collina

e invade a gran balzi

la valle elisa

e la risveglia

e la percuote

e l'accende.

 

O come il vento del mattino

che raccoglie le essenze notturne

e le confonde

a farne soffi inebrianti di vita.

 

 

 

Così mi sorprende la tua voce svelta

e mi pervade

e mi risuona il cuore

e mi discioglie nella tua magia.

ALL'ARBUSTO NELLA PETRAIA DEL TERMINILLO 

 

 

Anche questa stagione

non ti ha sopraffatto

con i giorni bassi

lenti a venire

portati su fredde spade

nel rarefatto spazio.

 

Emerso eretto dal gelido scrigno

ermo legno straniero,

sei cresciuto nutrendoti di tempeste,

nel deserto di sfasci calcificati

squillanti come cristalli,

i dirupi incombenti

sgranati e ostili,

campanili rifugio di uccelli color acciaio.

 

Così, naufrago nell'immota solitudine,

ci sproni ad affrontare

i traversi marosi della vita

NATALE

 

 

Fermati Natale!

Non mandare anche qui

le tue brulicanti avanguardie.

come cortei di scuole di samba,

per accendere gli occhi di ragazze scaltre

e i volti enigmatici delle giovani signore,

per aggrovigliare coppie in maschera

in inutili vorticosi caroselli,

luccicante torrente

che tutti i sentimenti amalgama

e abbandona sbiaditi.

 

Lasciaci al nostro attonito silenzio

alla nostra impetuosa solitudine

al penetrante aroma della terra

in cima alla collina che trascolora

in attesa dell'alba

annunciata dal lento volo dei gabbiani

e purificata dall'onda di luce cristallina

portata dal vento.

MORTE DI UN GABBIANO

 

 

Tua era l'ombra che correva silenziosa come un baleno

fino a disperdersi nell'abbaglio del sole.

 

Tuoi i suoni festosi, garrulo caleidoscopio,

dei giochi sul pelo dell'acqua.

 

Aspetto regale, lo sguardo fiero,

errante sull'immensità circostante.

 

Ora giaci sulla battigia,

macchia color di cenere,

immobile, affranto, dolente,

gli occhi offuscati custodi di ricordi

di epiche imprese

di tempeste e furie del mare.

 

La risacca schiumando ti sussurra:

torna con noi, riprendi il volo!

 

Inutilmente.

Immoto, silente,

il tuo sonno verrà dopo molto soffrire.

LA SOLITUDINE

 

Nell'aria rarefatta

congelata ed affilata,

nel silenzio attonito

che avvolge lento,

impercettibile,

lo smarrito regno incantato,

ecco l'abisso cristallino,

invitante,

della solitudine.

 

Io non voglio tornare

perché fummo creati soli

e potrei perdermi

se mi ritrovassi tra loro.

IL MOMENTO

 

E' arrivato un altro autunno

a luce obliqua

a sciorinare dalle pieghe della memoria

coriandoli di ricordi affilati

lucidi ed irti come cardi.

 

E' venuto il momento di attrezzarci all'oblio

e affidarci al vento freddo

perché nasconda le lacrime

in muti cristalli.

ALL’ORDINE

 

Roma abbruciata,

abbandonata,

languida,

assonnata,

silente.

 

Per vicoli,

lucidi torrenti vetrati,

tra sponde rossastre

e cantine ombrose,

le tue mani frementi

che parlano al cuore.

 

Il primo sole:

nemmeno un gabbiano

tre i pinnacoli incendiati,

come vette inviolate.

Il riflesso è nei tuoi occhi

E mi trafigge

con atroce dolcezza.

 

Il tempo non si è fermato:

domani ritorno all’ordine.

E una vita è passata.

SUL SENTIERO DELLE CINQUE TERRE

 

Le pietre tremule

Pe’l vento che sale

 

E’ l’alito del mare

Che respira tra anfratti ombrosi

Sfrangiato da’ massi tagliati

Lucidi come bitume

 

Giu’ cala il gabbiano

Contro riflessi profondi

E scivolando

Si dissolve

 

Attento,vibrante

Fruscia il ramarro

Tra sterpi di vigne salmastre

E sudate

 

Un sentiero di vita e di fuoco

Indelebile

Immenso

VERNAZZA

 

E poi, dietro la curva

.....

D’impeto il maestrale

Che tinge il mare

Ansimante di blu

 

 

Alla torre

Fan ressa tetti

Corrono muri e pergolati

 

Sulla flotta di panni odorosi

Gridano i gabbiani

Disperati

 

L’agave si affaccia e saluta

mentre ti afferra acuto

l’aspro profumo d’olivo

bruciato

NON POTRAI

 

 

Non sosterai più

attonita

su quella cima immensa

sorpresa

dal sibilo delle rondini.

 

Non ti stupirai più

alla scoperta del giglio martagone

o al guizzo silenzioso

della lepre in autunno.

 

Non vedrai più l’arcipelago di vette

nel mare di nuvole

né i gracchi difendersi

dall’aquila reale.

 

Non sentirai più

il rotolar di massi

rompere il silenzio incantato

alle luci dell,alba.

 

Non potrai più

svanire dai miei ricordi

mentre ripercorro i sentieri

che insieme salimmo.

LA FUGA

 

Un giorno,

una mattina

come brezza ti avvolgerò,

ti stordirò e, lieve,

ti porterò via

con me.

 

Guardate pure, attoniti: è mia.

E’ il mio sangue battente,

il mio respiro pieno,

il magnete delle mie emozioni,

il caleidoscopio dei miei occhi,

il grappolo dei miei piaceri,

il fuoco dei miei pensieri,

la macchina dei miei sogni.

 

Allora

il tempo non correrà più

fuggitivo,

la solitudine non scoccherà

i dolorosi strali,

il silenzio verrà benvenuto

a contemplare

la bellezza di alabastro

delle tue membra.

DEEPEYES

 

Cosa splende in fondo ai tuoi occhi?

Vedo barbagli rossi,

luccicare di cristalli,

specchi d’acqua increspata

che riflettono il sole,

pagliuzze d’oro che incorniciano

l’incanto.

 

Ma oltre c’è il mistero:

forse vene di fuoco,

torrenti di miele,

pietre preziose,

gocce d’ambra.

 

Quando mi guardi furtiva

sento il dardo che scocca,

la punta che affonda

in un caldo tremore.

 

Ma quando incrocio il tuo sguardo

mi perdo in abissi di passione,

in promesse esaltanti,

nella felicità assoluta,

nelle profondità notturne

del cielo d’agosto.

A mia moglie Eva

per il paziente sostegno

e il silenzioso sprone